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Via Crucis per la Vita

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 Otto giorni prima della morte di Giovanni Paolo II, il “Papa della vita”, il cardinal Ratzinger iniziava la presentazione della sua Via Crucis al Colosseo con queste parole:

“Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24): il Signore interpreta così tutto il Suo percorso terreno come il percorso del chicco di grano che soltanto attraverso la morte arriva a produrre frutto” (Via Crucis al Colosseo, Venerdì Santo 2005, Meditazioni e preghiere del cardinal J. Ratzinger).

L’immagine del chicco di grano vivo, seminato e sepolto fecondamente nella terra, paradigma esemplare dell’esistenza e della missione di Gesù, evoca anche il percorso dell’embrione umano nel grembo materno: quello di Maria e quello di ogni madre, come Lei e in Lei oggetto della benedizione di Dio: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!” (Lc 1,42).

Questa meravigliosa “via vitae” dei primi nove mesi dell’essere umano, da anni è diventata una vera e propria “Via Crucis” di Cristo.

Dico “vera e propria”, non solo per le sue numerose stazioni biologiche, ma soprattutto per l’esito mortale che le caratterizza tutte, a partire dalla prima, che, come per Gesù adulto, è la condanna a morte.

Vera e propria, dunque, perchè l’essere umano è un uomo vero e proprio fin dal concepimento: “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me” (Mt 25,40).

Una mirabile riflessione sulla verità ed il messaggio della Via crucis, è stata offerta ai sacerdoti da Giovanni Paolo II, il mercoledì santo del 20 aprile 1983; eccone la parte finale dal titolo: “Da Lui coinvolti nel suo amore redentore”.

“Come non ammirare la commovente solidarietà, con la quale Cristo ha voluto portare il carico delle nostre colpe? Anche oggi, quando ci fermiamo a considerare il male che si manifesta nel mondo, possiamo stimare il peso immenso che è ricaduto sulle spalle del Salvatore. Come Figlio di Dio fatto uomo, egli era in grado di caricarsi dei peccati di tutti gli uomini, in tutti i tempi della loro storia. Assumendo questo carico davanti al Padre e offrendo una perfetta riparazione, Egli ha trasformato il volto dell’umanità e liberato il cuore umano dalla schiavitù del peccato.

Come non essergli riconoscenti? Gesù conta sulla nostra gratitudine. Se infatti nel sacrificio espiatorio Egli ha preso il posto di tutti noi, la sua intenzione non era di dispensarci da ogni riparazione. Egli anzi attende la nostra fattiva collaborazione alla sua opera redentrice.

Questa collaborazione riveste una forma liturgica nella celebrazione eucaristica, in cui il sacrificio espiatorio del Cristo è reso presente al fine di coinvolgere la comunità e i fedeli nella offerta. Essa si estende poi all’insieme della vita cristiana che è necessariamente contrassegnata dal segno della Croce. In tutta la sua esistenza il cristiano è invitato ad offrire se stesso in oblazione spirituale, da presentare al Padre in unione con quella di Cristo.

Felici di essere stati da Cristo riconciliati con Dio, sentiamo l’onore di condividere con Lui l’ammirabile sacrificio che ci ha procurato la salvezza, e rechiamo anche il nostro contributo all’applicazione dei frutti della riconciliazione all’universo di oggi.”.

Oggi la “Via Crucis” più dolorosa e drammatica del “figlio dell'uomo” è quella del bambino nel grembo: nessuno come lui è odiato dal mondo.

Vogliamo allora meditarne le stazioni, consapevoli, nella fede, che ad essere mortalmente violato è il grembo stesso di Maria, la Madre di ogni madre e di ogni figlio, la Madre che è ogni madre, perché ogni figlio, in Cristo, è carne della sua carne.

 

 

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